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19 gen 2008

Il Sudan torna 32 anni dopo

Gazzetta.it, giovedì, 17 gennaio 2008

La Nazionale, formata da giocatori tesserati dai due maggior club del Paese, non ha mai partecipato a un Mondiale e questa è la sua sesta partecipazione alla CAN, che ha vinto nel 1970 quando l’ha organizzata

E' tempo di coppa d'Africa e Gazzetta.it vi propone una piccola guida per conoscere le nazionali che partecipano alla fase finale della competizione. Andiamo a scoprire il Sudan.

Il PAESE
Capitale: Khartoum Popolazione: 39.200.000 Superficie: 2.505.810 Km2. Lingua: Arabo
Indice di Sviluppo umano (20ª Italia: 0,941): medio, 0,526, 147° al mondo

IL CALCIO
Soprannome Nazionale: Sokoor Al-Jediane (Falchi del Deserto).
La Federazione è stata fondata nel 1936 e si è affiliata alla Fifa nel 1948. Non ha mai partecipato a un Mondiale e questa è la sua sesta partecipazione alla Can, che ha vinto nel 1970 quando l’ha organizzata. Fifa ranking: 92° (migliore posizione: 74°, Dicembre 1996)

ULTIME DUE EDIZIONI DELLA CAN
Assente. Il Sudan torna dopo 32 anni alla Coppa d’Africa, l’ultima l’aveva giocata nel 1976. Il Sudan ha organizzato anche la prima edizione della CAN, nel 1957, quando parteciparono solo tre squadre: Egitto, poi vincitore, Etiopia e i padroni di casa. Il Sudafrica, inizialmente invitato, fu squalificato a causa dell’Apartheid.

QUEST'ANNO
La crescita del calcio sudanese è indubbia, Testimoniano anche le buone prestazioni dei club nelle manifestazioni continentali e la recente vittoria, con una squadra infarcita di giovani, nella Coppa Cecafa (che coinvolge gli stati dell’Africa centrale e orientale), bissando il successo dell’anno scorso. Per stupire è ancora presto, però.

LA STELLA
Fayçal Ajab, capitano dell’El Merrikh e miglior giocatore sudanese, ha mostrato parte del suo valore nell’ultima finale della Coppa della Confederazione, persa in finale dalla sua squadra contro il Raja di Casablanca. E’ un creatore di gioco che non disegna la conclusione a rete. Può continuamente mettere in difficoltà le difese, anche a livello di Coppa d’Africa.

LA SQUADRA
Giocano tutti in Sudan i componenti della rosa che parteciperà alla Coppa d’Africa, e, curiosità, tutti militano nelle due formazioni di punta del Paese, l’Al Hilal e l’El Merrikh, entrambe localizzate a Omdurman, la città più grande del Sudan, separata da Khartoum solo dal Nilo. I primi sono arrivati alle semifinali della Champions africana, i secondi , guidati da Otto Pfister, attuale tecnico del Camerun, hanno perso solo in finale la Coppa della Confederazione, secondo trofeo per importanza nel Continente Nero. Molte attenzioni si rivolgono agli attaccanti Haithan Tambal e Abdelhamid Amarria, capocannoniere della recente Coppa Cecafa.

IL TECNICO
In Sudan ci si porta tutto da casa. Ovviamente anche il tecnico, Mohammed Abdallah, è sudanese e divide la panchina della nazionale, dove si è seduto nel 2004 in sostituzione del polacco Wojciech Łazarek, con il ruolo di assistente all’El Merrikh, club del quale è stato una leggenda da giocatore. Ha subito puntato su un gruppo di meno di 30 elementi, dove ha inserito pochissime novità. La vittoria sulla Tunisia nelle qualificazioni alla Coppa d’Africa ha galvanizzato l’ambiente, e la preoccupazione del tecnico è quella di tenere tutti bene ancorati a terra. Altrimenti si rischiano le brutte figure e, soprattutto,di interrompere una crescita costante che ha in manifestazioni come questa un banco di prova importante.

16 set 2007

Marciare per la pace

La torre di Babele, domenica, 16 settembre 2007, ore 20:18

Non avevano le scarpe da ginnastica i bambini che hanno preso parte all’ottava Marcia internazionale per la pace di Nairobi. Per la verità molti di loro non avevano nemmeno le scarpe. Così come non ce l’avevano i loro fratelli e sorelle più grandi. I più fortunati avevano gli stivali. Gli altri solo un paio di ciabatte infradito di plastica, quelle che noi mettiamo per andare in spiaggia quando fa molto caldo. Ieri a Nairobi invece faceva freddo e, al posto della nostra sabbia, c’era fango dappertutto. La pioggia insistente di questi giorni ha colto di sorpresa gli organizzatori della Marcia mettendone a serio rischio la realizzazione. Per tutta la notte della vigilia una pioggia torrenziale aveva scandito le ore esaurendosi solo alle prime luci dell’alba. Eppure, alle sette del mattino sono lì, nel cuore di Kibera, ad attendere l’arrivo della gente. A Kibera, la più grande baraccopoli dell’Africa che ospita tanta gente quanto l’Umbria, o ci vivi perché non hai alternative o ci vai quando c’è il sole per vedere l’inferno. Quando piove è peggio. Ma se non lo vedi non riesci nemmeno ad immaginartelo. Flavio Lotti

Ognuno di noi…ogni singolo individuo, può mostrare la via, far cadere la prima tessera del domino, spingere ad un azione comune, uno sforzo combinato, una creazione collettiva. E sciogliere quella “ freddezza del sentire” che rende possibili cose terribili e facilita così il loro accrescersi. La freddezza rende impermeabili, indifferenti. Si inceppano non solo i sentimenti dell’orrore..ma anche i sentimenti del rispetto, della compassione, della “responsabilità.” E’ solo con il ”sentimento” che abbiamo la possibilità di percepire e reagire a quello che di smisurato sta accadendo. Io sono responsabile del mondo nel quale vivo. Due milioni di persone, uomini, donne, bambini senza casa, terra, identità, senza legami, radici, ricordi. Rinchiusi in campi profughi. Privati della dignità individuale. Intorno guerre e violenze. Anni di stragi senza la speranza di un domani. Monica Guerritore

Tratto da La torre di babele, il fantastico blog di Pino Scaccia (inviato Rai in giro per il mondo)...questi sopra sono due articoli pubblicati su Articolo21, quotidiano on-line per la libertà di informazione ed espressione.
Un messaggio splendido.

"Io sono responsabile del mondo nel quale vivo"...

14 set 2007

Il presidente del Sudan: «Stop alle armi»

Corriere della Sera, venerdì, 14 settembre 2007

Omar al Bashir si è detto pronto a siglare un cessate il fuoco con i ribelli del Darfur all’inizio dei colloqui di pace

ROMA - Il Presidente sudanese Omar al Bashir si è detto pronto a siglare un cessate il fuoco con i ribelli del Darfur all’inizio dei colloqui di pace, al via il prossimo 27 ottobre a Tripoli. «Speriamo siano gli ultimi e che abbiano successo», ha detto il Capo di Stato nel corso della conferenza stampa seguita all’incontro con il Presidente del Consiglio Romano Prodi. Bashir ha quindi riferito di aver chiesto all’Italia «di fare pressioni sui paesi che ospitano i ribelli che non intendono partecipare ai negoziati, perché aderiscano al processo di pace». Chiaro il riferimento al leader del Movimento di liberazione del Sudan (Slm), Abdul Wahid al Nur, rifugiato in Francia. Al Nur aveva infatto boicottato l’incontro di agosto tra i mediatori dell’Onu e dell’Ua e altri sette leader dei ribelli del Darfur, mirato a concordare una piattaforma comune da presentare ai negoziati con il governo di Khartoum, e ha annunciato che non intede prendere parte ai prossimi negoziati se non cesseranno prima le ostilità. Al Nur è a capo del gruppo che per primo imbracciò le armi contro Khartoum nel febbraio 2003 e gode ancora oggi di grande popolarità nella regione. Anche il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon ha lanciato un appello al leader dei ribelli perchè partecipi al processo avviato nella regione.
PRODI: «L'ITAIA FARA' LA SUA PARTE» - «L'Italia farà la sua parte per la pace in Darfur». Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, al termine dell'incontro con il presidente sudanese Bashir, riferisce che si è trattato di un confronto «lungo e approfondito, durante il quale si è discusso con franchezza ma anche con spirito di cooperazione» sui problemi del Sudan e del Darfur. «Ho esposto con franchezza a Bashir le tante preoccupazioni mie, dell'Italia e della comunità internazionale dei problemi umanitari in Darfur». Prodi ha riferito di aver discusso «in modo costruttivo sulle possibili soluzioni politiche» a partire dagli sviluppi delle ultime settimane che hanno portato alla decisione Onu di formare una missione ibrida di peace keeping e alla convocazione di una conferenza di pace a Tripoli per il 27 ottobre. Anche l'Italia, ha assicurato Prodi, farà la sua parte con «la partecipazione non solo finanziaria alla missione ibrida».
LA MISSIONE - La partecipazione sarà composta di contributi (l'Italia è tra i maggiori donors) ma anche con una messa a disposizione di mezzi di aerotrasporto e strutture logistiche come richiesto dall'Onu, a cui si aggiungono programmi di addestramento del personale impegnato nel peace keeping. Questo impegno si somma a quello già in atto sul piano umanitario nei campi profughi. Infine si sta lavorando alla partecipazione a un fondo europeo per il mantenimento della pace che coinvolgerà Darfur e Corno d'Africa. Ancora non è stato deciso quale sarà l'entità di questo fondo, ma la cifra, decisa insieme al ministero degli Esteri e dell'Economia, dovrebbe essere fissata entro la prossima settimana.
Da Corriere.it

Vedremo...o meglio, inshallah...

9 set 2007

Ban (Onu) in Libia per premere su soluzione Darfur

Reuters, sabato, 8 settembre 2007 12.51

SIRTE, Libia (Reuters) - Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si è recato oggi in Libia per discutere con il leader Muammar Gheddafi del ruolo del paese come mediatore nella prossima conferenza di pace per il Darfur.
Il prossimo 27 ottobre a Libia ospiterà un vertice tra il governo sudanese e i movimenti ribelli del Darfur, che nelle speranze dell'Onu dovrebbe mettere fine a un conflitto che dura ormai da quattro anni, ha annunciato giovedì scorso lo stesso Ban a Karthoum.
"Tripoli sta prendendo importanti iniziative... hanno esperienza e sanno come organizzare questo tipo di ruolo di mediazione", ha detto Ban, giunto all'ultima tappa di un tour di sei giorni in Africa dedicato proprio alla situazione del Darfur. "Ci piacerebbe che questo ruolo di mediazione venga impiegato per intero".
Alla conferenza di pace in Libia spetta il compito di cercare una soluzione al conflitto che ha provocato una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, e che ha portato gli Usa ad accusare il Sudan di genocidio. Un'accusa respinta da Karthoum. La maggior parte degli omicidi, degli stupri e dei saccheggi sono stati commessi da una milizia alleata del governo sudanese, quella dei Janjaweed.Esperti internazionali valutano in 200mila il numero dei morti e in 2 milioni quello dei profughi in Darfur dal 2003. Il governo del Sudan parla invece di 9.000 morti.I colloqui sostenuti dall'Onu e dall'Unione Africana puntano alla pace prima che nella regione vengano schierati 26.000 peacekeeper.Gheddafi, che promuove soluzioni africane a conflitti africani, ha ospitato già diversi incontri tra gruppi ribelli del Darfur, e ha anche cercato di raggiungere un accordo di pace tra Ciad e Sudan. Ma al tempo stesso ha denunciato il coinvolgimento di pacekeeping non africani nel continente come una nuova forma di colonialismo.

6 set 2007

E chi l'avrebbe mai detto?

SUDAN 5/9/2007 13.55 SUDAN
PRESIDENTE SUDAN IN VISITA IN VATICANO
Chiesa e Missione Chiesa e Missione, Brief

Il presidente Sudanese Omar Hassan el Beshir si recherà il 14 settembre prossimo in visita in Vaticano, la prima mai compiuta dal capo di stato africano al potere dal 1989, dove è previsto un incontro con Papa Benedetto XVI. La notizia, circolata ieri su alcuni media internazionali, è stata confermata oggi alla MISNA da fonti certe a Roma, le quali precisano che le date sono quelle previste dall’agenda ufficiale, che potrebbe comunque essere suscettibile di eventuali variazioni. L’incontro, hanno precisato fonti sudanesi, sarà incentrato sul dialogo interreligioso e sulla difficile situazione del Darfur, la regione occidentale del paese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno che ha provocato una grave crisi umanitaria con migliaia di morti e oltre 2 milioni di profughi e sfollati. “Sarà un incontro importante” ha detto ieri un consigliere di Beshir, annunciando la visita in Italia del capo di stato sudanese che dovrebbe durare circa 3 giorni. [MZ]

Da Misna.org

Proprio l'altro ieri ne parlavo con un tizio qua...c'era una voce che girava a proposito del presidente del Sudan in visita dal Papa.
E dicevamo...ma va!!! Impossibile!!

3 set 2007

E George confessò: "Ho pianto tanto"

Biografia-intervista di Bush:"Dopo la casa bianca? Farò discorsi a pagamento"
Il presidente USA si prepara all'addio raccontando i retroscena delle grandi decisioni.

dal nostro inviato VITTORIO ZUCCONI

WASHINGTON - Dice di avere "pianto sulla spalla di Dio" nei momenti di debolezza e di paura, e in attesa di conferme dall'alto dobbiamo credergli e provare un po' di pietà per il Presidente lacrimoso. Confessa di "avere pianto più di quando un Presidente di solito pianga", mentre fingeva di fare il duro e il sicuro con noi, in un mondo che gli stava crollando addosso, e la moglie gli ricordava asciutta, come fanno le mogli serie, "guarda te lo sei cercato tu, questo lavoro". (...)

Il resto dell'articolo lo trovate QUI.


Addabbliuuu...mavvaffanculo!!

2 set 2007

Khartoum, Dubai sui due Nili

Il governo del Sudan vuole fare della capitale Khartoum lo snodo finanziario e commerciale dell’Africa nord-orientale. Come Dubai, appunto, cuore pulsante della finanza e dell’economia del mondo arabo. E come a Dubai la trasformazione di Khartoum parte innanzitutto da un accurato makeup che cambi i connotati di una città polverosa.


(nella foto di I. Panozzo, il "suq al-arabi", il mercato arabo, caotico centro di una Khartoum ancora old style)

Venerdi' 24 Agosto 2007

Dubai si trasferisce sul Nilo. No, non si tratta di fantascienza architettonica e urbanistica. È solo l’idea, forse un po’ pretenziosa, del governo del Sudan. Che vuole fare della capitale del paese che una recente classifica della rivista americana Foreign Policy ha incoronato come il “più fallito” del mondo lo snodo finanziario e commerciale dell’Africa nord-orientale. Come Dubai, appunto, cuore pulsante della finanza e dell’economia del mondo arabo. E come a Dubai la trasformazione di Khartoum parte innanzitutto dalla metropoli, da un accurato makeup che cambi pesantemente i connotati di una città polverosa e, fino a qualche anno fa, largamente trascurata.
È forse strano pensare al paese più grande dell’Africa in questi termini. Se uno pensa al Sudan, con ogni probabilità la prima cosa che gli viene in mente è il Darfur. Ovvero guerra, crisi umanitaria, eccidi, raid e stupri di massa, siccità, malattie e povertà. Ma se uno in Sudan ci va davvero, l’immagine cambia repentinamente. Prima tappa obbligata per chi è diretto in qualsiasi punto del Sudan settentrionale è proprio la capitale che sorge alla confluenza tra Nilo Bianco e Nilo Azzurro, Khartoum. E basta uscire dall’aeroporto per trovarsi di fronte a una città in grande boom edilizio.
Cartelloni pubblicitari e concessionarie d’auto accompagnano il visitatore fino alla strada che costeggia la pista dell’aeroporto e che conduce verso il centro. Un’arteria a otto corsie ad alto scorrimento, con asfalto nuovo e marciapiedi ancora in costruzione, neanche lontanamente avvicinabile alla strada tutta buche che era solo tre o quattro anni fa. Allora percorrerla in bici significava cercare di salvare la pelle nello slalom tra macchine e veri e propri fossati profondi anche alcune decine di centimetri. Oggi solo attraversarla a piedi significa rischiare di venire travolti dalle molte vetture nuove di zecca che sfrecciano veloci e hanno gioco facile nel doppiare gli scalcagnati minibus, quelli sì rimasti sempre uguali.
Man mano che ci si avvicina al centro, le ville delle zone residenziali lasciano spazio alla Khartoum coloniale. È questa l’unica faccia che la città aveva fino a non molti anni fa: tra la ferrovia, costruita dagli inglesi a inizio Novecento e ormai quasi in disuso, e i due possenti Nili, limiti naturali del nucleo originale della città, un reticolo di viali alberati punteggiati di edifici a due piani, il cui colore originale si è perso sotto strati di sabbia vecchi di decenni che dà a ministeri, sedi universitarie, vecchi hotel e normali abitazioni un’omogenea tinta ocra. L’uniformità di colori e di forme è però sempre più spesso interrotta da edifici nuovissimi, in acciaio e vetro, che svettano nel mare di costruzioni più basse. La sede di una compagnia petrolifera qua, quella di una compagnia telefonica là, una banca islamica poco più avanti, l’aspetto della città sta cambiando. E neanche tanto lentamente.
Il makeup è iniziato in realtà circa quattro-cinque anni fa, quasi in contemporanea, per una cinica coincidenza, con l’inizio della guerra in Darfur. Un’operazione di chirurgia estetica possibile grazie alle entrate del petrolio, di cui il Sudan è diventato produttore nel 1999. Ma la ricchezza petrolifera da sola non può spiegare tutto, anche perché negli stessi anni il governo di Khartoum era ancora pesantemente impegnato nella guerra con il Sud, con grande dispendio di risorse. Accanto all’oro nero, quindi, c’è anche stata la volontà di trasformare il volto della città per attirare capitali stranieri, attratti dal fascino di un mercato praticamente vergine e potenzialmente ricco. Si è iniziato con l’asfaltare parte delle strade, curare le aiuole del lungo Nilo, pensare alla segnaletica orizzontale per i viali principali, passando poi ad autorizzare gli investimenti stranieri per la costruzioni di sede di banche, hotel e aziende statali.
A cinque anni di distanza dall’inizio di questo percorso il richiamo a Dubai e ai suoi avveniristici palazzi sta prendendo forma. E diventa evidente non appena costeggiando il Nilo Azzurro si supera il palazzo presidenziale e ci si avvicina al punto in cui i due fiumi si uniscono per formare il Nilo principale, che da qui arriverà unito fino al Mediterraneo. D’un tratto sulla sinistra appare un altissimo edificio che splende per il suo candido biancore. A guardare meglio, si nota che la sua straordinarietà nel panorama cittadino non è data solo dal colore e dall’altezza, ma anche dalla forma: una gigantesca vela che guarda il fiume. Esattamente come nello hub finanziario che si affaccia sul Golfo Persico. È il Burj el-Fatih, un hotel a cinque stelle più comunemente conosciuto tra la gente come il “Gheddafi hotel”. Un nome non casuale, visto che la costruzione della vela, affidata anni fa all’italiana Cooperativa Muratori e Cementisti (Cmc) di Ravenna, è stata finanziata dal governo libico con circa 80 milioni di euro, in quello che i responsabili del progetto dipingono come “un regalo al Sudan da parte della Libia più che un investimento”. Molte altre decine di milioni di euro sono andati a coprire le spese degli allestimenti interni: l’hotel a cinque stelle, gli ascensori in vetro panoramici, i campi da tennis, le piscine, il centro commerciale, il bagno turco.
L’orgoglioso progetto libico impallidisce però di fronte il più recente “Mogram project”, ovvero il “Progetto confluenza”: un enorme progetto edilizio da 4 miliardi di dollari (700 milioni solo per le infrastrutture), che nascerà in un punto unico al mondo, quello in cui le acque del Nilo Bianco e del Nilo Azzurro si mescolano iniziando il loro cammino unitario verso la foce. “Vogliamo cambiare la faccia di Khartoum”, ha detto al Diario Amir Osman, il portavoce della compagnia Al-Sunut, la joint venture tra lo stato di Khartoum e il sudanese Dal Group creata per trasformare in realtà il Mogram project. “Per farlo abbiamo pensato a un progetto molto esteso che comprenderà un’area commerciale, che nascerà a ridosso della confluenza, e una residenziale. In mezzo, un enorme parco pubblico e un campo da golf regolamentare, da 18 buche”. Dove sarà probabilmente una sfida giocare, visto le temperature altissime che Khartoum registra, estate e “inverno”.
Il progetto è stato lanciato ufficialmente nel settembre 2005, quando il Sudan ha partecipato per la prima volta alla fiera del settore immobiliare di (guarda caso) Dubai. I lavori di preparazione del terreno sia per la costruzione degli edifici che per quella di strade, parcheggi, dell’argine sul Nilo Bianco e la corrispondente Corniche sono già iniziati. E i numeri sono stellari. L’area commerciale occuperà circa 60 ettari, divisi in 44 lotti da poco meno di mezzo ettaro ciascuno che sono stati già in larga parte venduti, al modico prezzo di 5 milioni di dollari ciascuno. Accanto allo stesso Dal Group, a cui rimarranno cinque lotti, gli acquirenti coprono il settore petrolifero (la Petrodar e la Greater Nile Petroleum Co., due dei consorzi a guida cinese che dominano il mercato sudanese), quello bancario (la Dubai Islamic Bank e la Salam Bank, a capitale sudanese e degli Emirati) e vari altri ambiti, dalle telecomunicazioni, con gruppi sudanesi e stranieri, all’alberghiero (un gruppo pakistano ha già in progetto un altro albergo a cinque stelle).
“Chi ha comprato i nostri lotti”, spiega Amir Osman, “ha deciso di venire in Sudan per investire, nel lungo periodo, in tutti i settori. Non si spende 5 milioni per acquistare un lotto di terreno e altri 20 per costruire gli edifici solo per poter dire di avere uffici a Khartoum”. Sulle regole, continua Osman, “saremo rigidissimi. Khartoum è nata in modo caotico, senza un piano regolatore. Nel nostro progetto invece il piano c’è: ai nostri clienti vendiamo il terreno e loro costruiranno le loro sedi secondo disegni e regole ben definite”.
Accanto alla parte riservata agli uffici, nell’area commerciale ci sarà un’altra per gli hotel e una riservata a locali, cinema, ristoranti e tutti i servizi di cui una comunità ha bisogno. “Sarà quasi una città nella città, che però dovrà essere accessibile a tutti”, aggiunge Osman. “La Corniche, ad esempio, partirà dalla confluenza, continuerà per sei km lungo la sponda del Nilo Bianco e sarà ovviamente aperta a tutti, diventando un luogo di aggregazione, un po' come succede al Cairo”. Stessa idea per l’area residenziale, o quantomeno per una sua parte. L’area conterà 1200 ville e 50700 appartamenti, che secondo Osman dovrebbero essere alla portata di tutte le tasche, anche grazie alla possibilità più unica che rara in Sudan di accendere mutui ripagabili sull’arco di 15-20 anni, “come in Europa”.
Provare a parlare di politica con Amir Osman è impossibile, l’ha chiarito per prima cosa all’inizio dell’incontro. Il Darfur e i mille problemi di un paese da sempre segnato da guerre civili sembrano lontani anni luce. Non è così e non solo perché basta attraversare il Nilo, allontanarsi per qualche chilometro dal centro città e si arriva nelle sterminate periferie nate al margine del deserto dove circa due milioni di sfollati delle varie guerre sudanesi vivono senza niente. A fine maggio la Al-Sunut è entrata nell’elenco delle trenta compagnie di proprietà o sotto il controllo del governo sudanese che il governo di Washington ha deciso di sanzionare.
Amir Osman non vuole affrontare la questione. Ma alla fine qualche cosa la dice. “Gli investitori che sono già arrivati vengono soprattutto dai paesi del Golfo e dell’Asia e si fidano del Sudan. Il presidente del Dal Group ripete spesso che in trent’anni di carriera non ha mai visto in questo paese un boom e una stabilità economica come quella in atto da qualche tempo. Ma è una stabilità che gli investitori europei non notano, spaventati dalle notizie sul Darfur. Una soluzione a quella guerra”, aggiunge, “va trovata, e parlo da cittadino sudanese, non come portavoce della compagnia”.
Intanto però, sanzioni o non sanzioni, l’economia sudanese continua il suo corso, come anche i molti cantieri della capitale. Il Sudan “stato fallito” è da un’altra parte.

Irene Panozzo, Lettera22

Il reportage è uscito sul numero di Diario in edicola questa settimana

30 ago 2007

Emergency al Festival del Cinema di Venezia


L’organizzazione umanitaria Emergency presenterà il video realizzato da Fabrizio Lazzaretti al Centro "Salam" di cardiochirurgia di Khartoum, in Sudan, nell'ambito della 64ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.



L’Evento

Anche quest'anno Emergency, l’organizzazione umanitaria che cura le vittime della guerra, sarà alla Mostra del Cinema di Venezia per presentare un video. Sabato 1° settembre alle ore 14.00, presso la Sala delle Conferenze Stampa al Lido di Venezia, verrà proiettato il video realizzato da Fabrizio Lazzaretti nell'ospedale di Khartoum in occasione del primo intervento a cuore aperto effettuato lo scorso 19 aprile dallo staff di Emergency.

Il fondatore di Emergency, dott. Gino Strada.

Introdotti dal sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, interverranno il fondatore di Emergency, dott. Gino Strada, Raul Pantaleo, l'architetto che ha realizzato il progetto dell'ospedale e il dott. Gabriele Risica, primario di cardiologia all'Ospedale Civile di Venezia che ha operato per diversi mesi nel Centro "Salam".

L'evento si concluderà con una cena di raccolta fondi a favore di Emergency organizzata dal Polo Nautico Vento di Venezia nell'isola della Certosa. Costo della cena Euro 30,00, prenotazione obbligatoria.

L'isola è raggiungibile fino alle ore 21 con la linea ACTV 41 e 42; per il ritorno sarà organizzato un servizio navetta fino a Lido.

Il Paese e l’Organizzazione

Il più grande Paese dell'Africa; una guerra civile protrattasi per oltre vent'anni tra il governo settentrionale arabo e musulmano e i ribelli che rivendicano l'indipendenza delle regioni meridionali a prevalenza cristiano-animista; un'intera regione - il Darfur - prostrata da una guerra degenerata in uno dei più violenti conflitti d'Africa. In Sudan l'aspettativa di vita è di 55 anni, la mortalità infantile sotto i cinque anni si attesta intorno al 107 per mille, il 50% della popolazione non ha accesso ai farmaci essenziali ed esistono 16 medici ogni 100.000 abitanti. Nella primavera 2004 Emergency è intervenuta nel Nord Darfur a sostegno degli ospedali di Mellit e al Fashir. Nel 2005 ha aperto un Centro pediatrico per offrire assistenza gratuita ai bambini del campo profughi di Mayo, nei sobborghi della capitale.

Nell'ottobre 2004 Emergency ha avviato a Soba, villaggio a 20 chilometri da Khartoum, la costruzione di un Centro regionale di cardiochirurgia per offrire assistenza altamente specializzata a pazienti affetti da patologie cardiache - in particolare malformazioni congenite e patologie valvolari originate da febbre reumatica - che non avrebbero altra possibilità di essere operati gratuitamente da un'équipe altamente specializzata.
Il Centro, operativo da aprile 2007, è gestito integralmente da Emergency, sia dal punto di vista clinico sia dal punto di vista amministrativo. Personale internazionale altamente specializzato segue la formazione dello staff medico locale affinché vengano garantiti alti standard di cura e venga incrementata la professionalità dello staff sudanese e dei paesi confinanti. A pieno regime, il Centro di cardiochirurgia potrà effettuare una media di 1.500 interventi l'anno, oltre alle attività ambulatoriali di screening e di monitoraggio post operatorio. Il Centro di cardiochirurgia sarà collegato a una rete di ambulatori dislocati in alcuni dei paesi confinanti, dove verranno individuati i casi più urgenti da trasferire a Khartoum. A questo scopo sono stati avviati colloqui con i ministri della Sanità di alcuni paesi limitrofi per definire i termini della loro partecipazione al progetto. Uno degli obiettivi del progetto è favorire - e potenziare - i rapporti tra tutti i paesi coinvolti attraverso la reciproca collaborazione in campo sanitario in una regione segnata da decenni di conflitti. Anche per questa ragione, il Centro di cardiochirurgia si chiama "Salam", pace.

Il Regista

Fabrizio Lazzaretti (Roma, 1966) ha iniziato a lavorare nel 1984 a Londra come regista freelance per la locale sede Rai e per alcuni altri network della città. Nel 1986 è passato con gli stessi compiti alla Rai Corporation di New York. Nel 1991 è rientrato in Italia e ha realizzato quasi tutti i suoi lavori per Rai Tre, curando nel periodo 1999-2000 la regia di sedici puntate della trasmissione Report. Ha realizzato tra altro: Viaterra (1995), Drug Stories (1997), Vivo a Fang (1997), Giro d’Italia a vela (1997), La vittoria a tutti i costi (1998), Crucifige (1998), Le voci fuori (1998), Jung nella terra dei Mujaheddin (1999/2000), Socialmente pericolosi (2001), Afghanistan: effetti collaterali? (2002, con Alberto Vendemmiati), Diritti in corso - Khartoum (2006).

"Il rischio era di fare del sensazionalismo sulla sofferenza e sulla guerra. Oppure quello di restare, davanti a ciñ che vedevamo, completamente indifferenti. L’essere lí a costruire un ospedale ci ha aiutato a evitare di essere sopraffatti dal dolore che incontravamo. Stavamo facendo qualcosa di concreto. Sapevamo di poter cambiare un piccolo pezzo di quella realtà. Era qualcosa di più che osservare" (Fabrizio Lazzaretti, Alberto Vendemmiati).

www.emergency.it
www.korazym.org

21 ago 2007

Sudan says 87 people have died from flooding

August 20, 2007(KHARTOUM) — The death toll from serious flooding in Sudan has risen to 87 people, government officials said Monday, as the European Commission announced it had distributed EUR2 million to those affected by the disaster.

News of rising casualties came as heavy rains continued to fall on the capital, Khartoum, where hundreds of stranded cars and trucks littered the flooded streets.

"More than 69,965 families have been affected in the various states of the country, while 87 people have been killed and 192 injured," Gen. Awad Widaa Allah Hussein, head of the Emergency Commission for the Alleviation of the Effects of Floods and Rains, was quoted as saying by the official SUNA news agency. His previous death toll at the end of July was 62 people.

Hussein also said 68,000 homes had been destroyed or damaged and 675 animals killed by the unnaturally heavy rainfall.

Meanwhile, the European Commission’s Humanitarian Aid Office said in a statement it had distributed assistance to almost 400,000 flood victims.

"Many have lost all their belongings and will need assistance to restart their lives and resume some economic activities," said Alvaro Ortega, ECHO’s humanitarian adviser in Sudan.

"Concerns remain over flood-related diseases and the availability of food for affected people," Ortega added. "Cases of malaria, which is the number one killer in Africa and common in Sudan, are on the rise and expected to reach epidemic levels in flooded areas."

ECHO said intense rains in Ethiopia and Uganda, which feed Sudanese rivers, coupled with heavy downpours in Sudan have raised water levels well above normal, causing the worst flooding in the country since 1998. Nearly 100 people have died and more than a million could eventually be affected by the flooding, the organization estimated.

Da SudanTribune.com

Agosto si sa che è la stagione delle piogge qui, ma quest'anno pare che la situazione sia veramente critica. In termini di "tempo" non piove tantissimo..di solito fa dei grossi temporali di notte. Il prblema è che non ci sono fogne, scoli..le strade sono di terra e si formano pozzanghere enormi, le baracche sono di fango o cartone e si sciolgono.. Il Nilo è completamente uscito dagli argini e ha sommerso un sacco di terra..passando su uno dei ponti della città è possibile vedere spuntare dal fiume sui due lati le cime degli alberi o dei pali della corrente. In città il disagio per noi è dato solo dalle strade in alcuni punti impraticabili, ma a quanto si legge la situazione non è per niente semplice.

Poi vorrei segnalarvi una cosa a proprosito del terremoto in Perù...li a quanto leggo la situazione è veramente critica. Per questo Margherita, la titolare del blog con cui sono "gemmellato" nonchè collega in ICU, mi ha chiesto di fare pubblicità ad una iniziativa promossa da alcuni suoi amici da anni impegnati in Perù. Troverete tutte le informazioni cliccando su www.inferblog.splinder.com e leggendo il post del 19 agosto (la prima parte è la pubblicità del mio blog, non fateci caso).

Altre info su www.peruetico.com.

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