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27 mag 2008

La salute come diritto umano

Otto Paesi africani a convegno con Emergency

di LUCA GALASSI (Grazie Luca!!)

L'ong italiana Emergency ha riunito a Venezia, nell'ambito di un workshop sulla sanità, ministri della Salute, parlamentari, funzionari e diplomatici di otto Paesi africani. Sono i Paesi che confinano con il Sudan, dove Emergency ha costruito un ospedale cardiochirurgico di eccellenza che cura centinaia di persone ogni anno. E sono anche i Paesi che all'ospedale Salam di Kahartoum inviano ogni anno decine di pazienti cardiopatici. Il seminario ("Costruire medicina in Africa: principi e strategie") ha offerto l'occasione di tracciare un quadro sulla situazione sanitaria di una vasta regione, dove epidemie, povertà, siccità e soprattutto guerre, mietono ogni anno migliaia di vittime. Durante il workshop sono emerse numerose problematiche: la 'fuga di cervelli', ovvero l'esodo dei medici africani che, una volta specializzatisi, trovano all'estero condizioni di lavoro più remunerative; la predilezione della comunità internazionale per le raccolte fondi destinate a farmaci e terapie, anzichè a strutture e formazione del personale locale; la grande attenzione mediatica destinata a malattie trasmissibili come Hiv, tubercolosi, malaria, a scapito di cancro e malattie cardiovascolari, queste ultime ormai seconda causa di morte nei Paesi africani. Infine, è stato posto l'accento sulla necessità del dialogo e della cooperazione tra governi e agenzie umanitarie per sviluppare politiche incentrate su una salute universale e gratuita, che si fondi su tre pilastri etici: uguaglianza (tutti hanno diritto alle cure mediche), qualità (tutti hanno diritto a cure mediche di alto livello), responsabilità sociale (i governi devono impegnarsi in prima persona a garantire tali cure).
Ministri e delegati di Sudan, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Uganda e Ruanda hanno raccontato a PeaceReporter la situazione della sanità nei rispettivi Paesi.
In chiusura di seminario, il fondatore di Emergency, Gino Strada, ha fatto appello alle responsabilità individuali, delle ong e dei governi nella promozione di una salute come diritto umano fondamentale, esortando a elaborare un memorandum of understanding e un manifesto etico come passo iniziale verso questo obiettivo. Riportiamo la parte finale del suo intervento. "Il diritto alle cure è un diritto umano fondamentale che appartiene a ogni essere umano, senza alcuna discriminazione. I sistemi sanitari devono esere costruiti obbedendo ad alcuni principi, il primo dei quali è l'uguaglianza. Ogni essere umano ha il diritto a essere curato, senza distinzioni di razza, religione, censo e ceto. Il secondo principio è fornire una sanità di elevata qualità. Non si può promuovere un sistema di salute universale se non si garantisce anche all'Africa un diritto umano pieno, e non parziale, mutilato. Il terzo principio è l'impegno e la responsabilità sociale dei governi. Sembra che la medicina oggi si sia ridotta ad alcune questioni tecniche. Ma ci sono invece importanti problemi etici. Noi, come voi, siamo responsabili della salute di milioni di persone. Ciò che è stato raggiunto e deciso qui è molto importante: prima di tutto, occorre mantenere aperto il dialogo, continuare a comunicare, condividere idee, visioni, programmi. Abbiamo toccato alcune questioni riguardanti la sanità in Africa. Tra queste, come orientare le risorse e i donatori, come costruire sistemi di formazione, come compiere indagini sulla realtà clinica dell'Africa. Milioni di persone soffrono e muoiono a causa di alcune malattie. Il risultato concreto di questo workshop è l'elaborazione di un memorandum of understanding, accanto a un manifesto etico sulla sanità che vogliamo. E' un passo iniziale, ma importante. Con il secondo workshop che organizzeremo tra un anno, ne avremo fatto un altro, di passo. Ciò che è importante è superare quella sensazione di impotenza e frustrazione che a volte contagia gli operatori umanitari perchè non si intravedono cambiamenti. Credo che noi tutti, governi e ong, lavorando insieme, possiamo produrre quei cambiamenti di cui la popolazione africana ha bisogno".

DOSSIER Il dossier Emergency-Venezia 2008

18 mag 2008

PAZZA INTER AMALA

Questo video è stato il regalo di Al Jazeera Sport Channel alla fine di Inter-Parma.
Grazie ragazzi!!

17 mag 2008

Emergency per i medici africani



Il continente più malato è quello con meno personale sanitario: 14 dottori ogni 100 mila abitanti.
Di questo e di altro Emergency ha parlato alla conferenza internazionale di Venezia "Costruire medicina in Africa: principi e strategie".

"La diaspora dei medici africani. Emergency: così li faremo tornare."

15 mag 2008

13 mag 2008

Video

E QUI un altro video da BBC-NEWS.

La "prima volta" di Khartoum

Non era mai successo in mezzo secolo di guerre più o meno civili e più o meno sanguinose che un gruppo di ribelli armati riuscisse ad entrare nel cuore di Khartoum.
Qualcosa è cambiato.


di Tommaso Tafi


Nel corso della giornata di Sabato i militari del Justice and Equality Movement (Jem), provenienti dall'area occidentale del Darfur, al confine con il Ciad, sono riusciti nell'impresa, provocando scontri che hanno interessato le tre aree principali della sterminata capitale sudanese: Khartoum, Khartoum Nord e soprattutto Omdurman. Dopo un intero week end, oggi finalmente il governo centrale ha deciso di revocare il coprifuoco, tranne proprio nell'area occidentale della città, Omdurman, appunto, dove serpeggia ancora il timore per un'eventuale iniziativa di singoli ribelli che, seppur sconfitti, potrebbero sferrare un ultimo simbolico colpo di coda. Un rischio paventato in mattinata alla Reuters da Abdel Haleem al- Mutafi, governatore della città, che si è però affrettato a rassicurare i cittadini sostenendo che le forze di Khartoum stanno dando loro la caccia. Al di la dell'evento in sé, che, secondo fonti ufficiose avrebbe causato la morte di 255 ribelli e 77militari, quello che ora preoccupa è l'effetto dirompente che questa iniziativa rischia di avere a livello internazionale. Il Presidente Bashir, infatti, rientrato da un pellegrinaggio in Arabia Saudita, ha immediatamente puntato il dito contro il Governo del Ciad, reo a suo avviso di aver appoggiato l'insurrezione. Il Jem, infatti, era da tempo ritenuto il gruppo ribelle più pericoloso, per la sua compattezza interna, essendo formato in larghissima parte da zaghawa, e soprattutto per la sua ottima preparazione militare nonché per il suo discreto equipaggiamento. Proprio questi ultimi due aspetti sembrano essere alla base dell'immediata reazione di Bashir, che non ha esitato a rompere le relazioni con il Ciad, sostenendo che Khartoum "si riserva il diritto di rispondere a questo attacco". Insomma, una nuova, mai spenta, polveriera rischia di riaccendersi nel centro dell'Africa, con inevitabili conseguenze internazionali. Gli schieramenti, infatti, sono già noti: la Francia e gli Usa appoggiano in tutto e per tutto l'operato di N'djamena e di Deby, mentre la Cina non esiterebbe a difendere i suoi interessi in Sudan. Già , la Cina, infatti è l'unico paese ad essersi impegnato a finanziare centrali per l'estrazione e la raffinazione del petrolio sudanese, mentre le grandi compagnie occidentali hanno preferito spartirsi le ben più consistenti risorse del Darfur. Secondo alcuni esperti dell'infinito conflitto che insanguina la regione, tuttavia, ci sarebbe anche un'altra interpretazione all'insurrezione del Jem, sempre legata al presidente Deby, che, sarà un caso, è di etnia zaghawa egli stesso. Quella di sabato, infatti potrebbe essere un'azione coordinata dal Ciad in risposta ad un'altra insurrezione, avvenuta questa volta a N'djamena nel Febbraio di quest'anno ad opera di ribelli locali. Nell'occasione fu Deby a puntare il dito contro Khartoum, accusando Bashir di aver appoggiato un'operazione che rischiò seriamente di far cadere il governo della regione. Tuttavia, quale che fosse il fine concreto dell'azione a Khartoum, l'unica certezza è che genererà reazioni da parte sudanese. Reazioni che, proprio oggi si sono concretizzate nell'arresto di Hassan al- Turabi, islamista considerato vicino al Jem. Tuttavia, il leader dei ribelli darfurini, Khalil Ibrahim, sulla cui testa il presidente Bashir ha messo una taglia, ha assicurato che con al-Turabi non ci sarebbe alcun legame e ha minacciato il Sudan sostenendo che quella del fine settimana sarebbe solo una prima, simbolica, offensiva in attesa dell'attacco vero e proprio. Era dall'inizio di dicembre che il Sudan non compariva sulle pagine dei quotidiani italiani (pochi, per la verità); dalla tensione creatasi attorno all'episodio dell'insegnante inglese e dell'orsetto "muhammad". Ora però la situazione rischia rapidamente di degenerare e il coprifuoco ancora in vigore rischia di rendere davvero proibitivo anche l'operato di Emergency, che proprio a Khartoum ha uno dei suoi ospedali cardiochirurgici più all'avanguardia, il "Salam" (pace) Center, che però, rispetto ad Omdurman, centro nevralgico del potere politico ed economico del Paese, si trova sull'altra sponda del Nilo. Non resta dunque che aspettare e monitorare al meglio l'evolversi della situazione.

11 mag 2008

Normalita'

Sembra che tutto sia rientrato...che si ritorni alla cosi' detta normalita'.
Inshallah.
E sta sera godetevi "Che tempo che fa.."

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